“Luna Piena in Gemelli” – IncipiT

L’incontro

Mi tolgo le cuffie a cerchietto e sposto i capelli dal volto sin dietro gli orecchi.

Ho preso una mattinata libera da scuola inventando una scusa ai miei genitori per andare a trovare

la signora Nara.

Cammino ascoltando la musica dalle cuffie che mi cingono il collo, per strada ho bisogno di

riconoscere anche i rumori, la musica a tutto volume arriva comunque al mio orecchio ma non mi isola

come amo fare di solito.

Nara è una vecchia del paese che ho conosciuto a una festa in piazza, avevo da poco finito di

disporre gli oggetti sul mio tavolino traballante e lei mi si è parata davanti.

Pensavo fosse interessata ai miei fantastici e di moda ‘orecchini di fimo’ invece era interessata a me.

Non ho esitato nel darle confidenza, aveva un vestitino a fiori, i capelli appena liberati dai bigodini,

delle scarpe comode e brutte come tutte le scarpe delle donne troppo anziane e una

borsetta nera con la chiusura d’oro che avrei strapagato a qualsiasi mercatino vintage della storia.

Mi ha detto due tre parole poi con una scusa intelligente è passata dietro al banco e con

altrettante scuse intelligenti dopo dieci minuti mi son trovata immobile, seduta, con la schiena dritta

e lei che mi puntava il dito pollice sulla fronte, il punto che poi ho scoperto chiamarsi ‘il terzo occhio’

e con la mano opposta mi teneva eretto il collo in posizione verticale. I suoi occhi di un celeste cristallino guardavano altrove, in un punto lontano che non riuscivo a collocare nello spazio. O forse era oltre.

Dopo quella strana conoscenza non ci siamo lasciate più.

Nara mi scrive nei mattini delle mie notti insonni, mi manda gli abbracci quando mi sento così sola che abbraccerei

il benzinaio di piazza anche quando è aperto solo l’automatico.

Decido di andare da lei perchè questa luna mi sta da giorni ponendo tante domande e

io credo che se non faccio un ripassino prenderò un bel cinque una volta date le risposte.

Come a Diritto e Economia due giorni fa.

Suono e senza chiedere chi è la porta automatica si apre.
Entro nel giardino domandandomi come mai non ha paura ad aprire a chiunque, lei che non vede mai chi suona

e che ha un giardino che sembra una giungla fino alla porta di casa.

Nara vive nella fiducia.

Le diremo che è troppa soltanto se accadrà qualcosa e se non accadrà niente le diremo che è saggia. Punti di vista divisi dal filo del destino.

“Siediti cittina mia” con accento aretino e c strascicate all’esasperazione mi accoglie.

Agisce sempre senza chiedere, sa se voglio caffè o tisana, se cerco un biscottino o un tarallo, mette sempre

sulla tavola ciò che serve. Come fa nella vita. Vive con ciò che serve.

Con l’essenziale. – Come il cipresso cittina mia che vive di cose essenziali e protegge la vita -.

Tac.

Ogni volta fa parlare una pianta diversa, ogni volta per qualche mistero strano sento il bisogno di cercare le piante

di cui mi parla e osservarle. Con il Cipresso faccio presto, mamma li adora perchè suo nonno era il becchino del cimitero e nel nostro giardino ne abbiamo tre che ci si parano davanti mattina e sera. Pieni di uccellini e scoiattoli. Come tre guardie energetiche al cospetto del nostro castello di emozioni altalenanti.

Mentre mi muovo e cerco parole e motivazioni per giustificare la mia presenza lì, ogni volta che mi volto

la trovo che mi scruta, con gli occhi strizzati come un miope appena sveglio e quando li riapre normalmente

io so con certezza che sa già tutto di me, di cosa voglio dirle e di come sto.

Parlo per educazione, ma potrei star zitta e lasciarmi attraversare dalle sue parole o i suoi gesti.

“Sei scarica cittina mia. Salti e ti dimeni ma sei tanto stanca. Sei diventata silenziosa. Fai sempre finta vada tutto bene”

“Davvero Nara”

“Chiamami Nonna Nara”

“Davvero … nonna Nara”

pronunciare quella parola fa sempre quell’effetto li, quella sensazione di abbandono che si prova di fronte a quelle due vocali intervallate da tre consonanti uguali, ritmate, armoniche, non ha pari. Ogni volta che la pronuncio le lacrime dei miei sacchi lacrimali si strusciano le manine e festeggiano pronte a fuoriuscire.

Ma ogni volta resisto e quel pizzicorino all’attaccatura del naso dopo pochi secondi svanisce.

“Cosa ti frena? Cosa ti impedisce di essere te stessa senza paura?”

“Gli altri, ho la sensazione di non essere capita o forse mi son stufata di cercare il modo di farmi capire. Sento di dovermi proteggere, sento di non aver più voglia di mostrare il mio dolore a chi non lo comprende”

“Ah bene si, mi torna” socchiude gli occhi e inizia a respirare profondamente. Io la guardo con occhi sgranati e tento di respirare come se fosse normale avere una vecchietta vicino vestita da prima messa della domenica che mi tocca in dei punti strani, mi osserva con gli occhi socchiusi e sottovoce recita parole in fila dal sentore di cantilene e nenie.

“Se continuerai a portare la maschera qualche volta accadrà che te la dimenticherai e non riconoscerai davvero più quali sono le parti reali di te da quelle costruite.”

“Non voglio più soffrire, ho bisogno di pace” (ndr agrimony)

“La pace vera si trova nella verità. Devi ricominciare da qui, dalle tue verità cittina mia. La maschera della ragazza brava a scuola, super social, bella, simpatica, espansiva puoi usarla con gli altri, non con te stessa. Me lo prometti? Mi prometti che rimarrai fedele a te stessa rinunciando almeno con te stessa alla tua maschera?”

“Come posso non promettertelo. Sarei venuta qui solo per mangiare taralli e bere tisane…”

“Brava cittina, tieni, mettila dentro la tua piccola borsa medicina”

Accolgo a mani aperte quello che Nara mi porge, è una splendida pietra il cuo colore mi ricorda i video che amo guardare sui social con le immagini dei ghiacciai della patagonia che si lasciano andare in acqua e fanno quel rumore impetuoso. Quel celeste biancastro a tratti intenso a tratti vanescente. La guardo, guardo nonna Nara.

I miei occhi non sanno esprimere nient’altro che gratitudine e amore per ciò che mi arriva.

“E’ acquamarina grezza, se la ascolti saprà indirizzarti, la sua voce cristallina dice – affermo la verità, lascio che le parole provengano dal cuore -”

Sorrido, guardo la pietra e guardo lei “E’ del colore dei tuoi occhi nonnaNara” lei sorride, a modo suo si emoziona quando le sono vicina, è una donna dall’amore illimitato abituata a dare, quando lo sente e lo riceve si trova quasi impreparata secondo me. Ma io non posso fare altrimenti.

“Tienila con te, racconta la tua verità senza timore. Al mattino scrivi appena sveglia almeno una delle tue verità. Ogni giorno. Quando ci rivediamo porta il tuo quaderno con te. Ne faremo tesoro.” mi guarda sapendo cosa le sto per chiedere “le carte le guardiamo la prossima volta” le sorrido, le parole a volte son davvero un genere in disuso.

“Va bene nonnaNara, grazie infinite, torno a casa la campanella di scuola è appena suonata” le strizzo l’occhio e lei sorride. Riattraverso il folto giardino e chiudo il cancello alle mie spalle, mi volto, dalla finestra che intravedo oltre gli alberi la vedo che mi osserva e i suoi occhi son dinuovo strizzati, riprendo la strada di casa, chissà che strana benedizione mi ha mandato quando ci siamo salutate. Mi sento protetta, migliore, con una direzione da percorrere.

Grazie Nonna Nara.

 

Adesso tocca a te!

Recupera la tua energia più adolescenziale, dimentica gli eccessivi pesi e l’esperienza che la vita ti ha fatto fare. La tua parte vivace e spontanea (Gemelli) si confronta con Nara, la tua parte saggia, quella della conoscenza materiale ma soprattutto intuitiva (Sagittario).

Entra nella casa di Nara, lascia che ti accolga, nutriti degli strumenti energetici che ti offre e siediti con lei. Traccia il vostro incontro e nutriti della tua energia vivace e spontanea che si incontra con la tua parte saggia e accogliente.

Sei allineata con le tue verità?

Elena Miniera, 27/11/2023

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