Mareggiata 2025

Ci salutiamo come Candy saluta Terence, inghiottito dalle nebbie del mare che si ingrossa all’orizzonte. Svanisce così il mio 2025.

Lascio si porti via tutto l’amore che ci ho messo, tutta la comprensione che ho saputo dare anche se a sua volta non è stata compresa, lascio le mie durezze che per prima, come sempre, hanno ferito me, lascio porti al largo la paura, del dolore, il timore di provarne ancora e le notti insonni.

Lascio i miei silenzi dichiarati così colpevoli, lascio che le nebbie accompagnino nel mare dei ricordi i risvegli pieni di incubi, le mie parole taglienti, i miei occhi sempre costantemente pieni di lacrime anche se nessuno forse se ne è mai accorto.

In fondo caro 2025 ti ringrazio: preferisco delle sofferenze “vere” ad una falsa felicità.

(anche se io ero felice davvero :-))

Ogni volta che una mareggiata fa crollare qualcosa, se nessuno ci rimane sotto, la vita ti da una grande possibilità, quella di ricostruirti. E lo fai sempre da sola. Non per scelta, non per fare la ganza, ma perchè nessuno può ricostruirti.

Solo tu puoi farlo. Chi ti ama può starti accanto ma accanto non è mai Te.

immagine: Il naufragio è un dipinto a olio su tela del pittore inglese William Turner del 1805.

Alla voragine che si è aperta in questo anno ho rimediato con ponticini di fortuna, corde per attraversarli e non crollare giù. Mani amiche, occhi che mi hanno guardata riparandomi con uno sguardo, i miei “bambini”, compagni silenziosi di un viaggio di sola andata verso la meraviglia, il mio lavoro che mi ha obbligata ad esserci senza mollare mai e mi ha ripagata con nuova forza ed energia necessarie per la ricostruzione, giorno dopo giorno, notte (insonne) dopo notte.

Ho provato disperatamente a rimontarmi ma dei pezzi non combaciano più, qualcosa di me si è polverizzata.

Non credo alle ‘rattoppature’, alle crepe, anche se le ripari con l’oro e ci costruisci sopra un sistema poetico di significati paraculo per cercare di soffrire meno.

Io credo che se qualcosa si rompe non c’è più.

Quell’Elena lì si è rotta perbene, ma come una opulenta matrioska dentro di me ho trovato un’altra me, intatta. Forte. Meno bella forse, dall’aria un pò distrutta ma presente a se stessa come non è stata mai.

L’ho incontrata volentieri devo dire, è stato bello poter lasciare andare come quella nave nella nebbia quegli odiosi e spocchiosi ‘io sono fatta così’, ‘io mi conosco bene’, ‘io so come sono reagisco alle cose’.

Bello accogliere la regola del ‘io non so un cazzo di nulla’.

Navigo a vista attenta soltanto a non rompere il timone del cuore durante le tempeste ma per il resto come sarà il mare, come gireranno i venti e in che porto mi ritroverò non lo so.

So con chi sarò, è non è poco. Almeno nel mio cuore poi ognuno va e sta dove sente.

Sarò con le donne che hanno mollato gli ormeggi con me, i miei figli che sono gli addetti alla cambusa del cuore, pronti a nutrirmi di ‘mamma come stai’ e ‘sei solo stanca o sei triste’ e spingermi a tornare su ogni volta, senza fingere, perchè gli ho chiesto scusa ma io no so farlo, però sicuramente impegnandomi per essere la versione migliore di me anche per loro che sono la parte migliore di me. Sarò con i silenzi della mia mamma che mi hanno spinta avanti come delle grandi vele, con la Dida, che è l’amore della nonna qui in terra, nel quotidiano, ogni giorno, perchè ho scoperto che solo lei sa amarmi come sapeva fare lei, nello stesso identico modo. Sarò con la Simo, che mi guida come le stelle guidano i marinai.

Sarò con Te, ci siamo riparati dai fulmini e dal mare grosso senza mollarsi, a tratti ci siamo scontrati e fatti pure male ma il mare grosso ti fa perdere l’equilibrio, sbattere o cadere, l’importante è non finire in acqua.

Ringrazio, in ogni caso, la mareggiata 2025 perchè con il mare piatto non si impara a navigare.

Aspetto il 2026 sapendo che ho una grande fortuna, anzi più di una. Sono su questa terra, amo la vita come si amano i figli, anche quando tu gli stiacceresti i’ capo, faccio il lavoro più bello del mondo, anzi due, facciamo tre (cit…), ho imparato ad esserci per me stessa, dettare i tempi della mia presenza nelle mie relazioni e sono una ganzissima matrioska, e quando mi rompo esce una nuova me.

Oggi mentre mangiavo un panino accompagnato da un gottino di vino rosso, in un posto meraviglioso, con un uomo meraviglioso, al sole, sotto un cielo turchese che mi ricordava la luce della mia amata Camargue nella mia mente sono approdate queste parole: la persona giusta non esiste, esiste la persona che ci crede.

E io, caro 2026, ci credo.

Con tutto l’amore che ho, che il vostro anno sia incredibile quanto il coraggio che avrete di immaginarlo.

Elena&Margot

Un augurio e un bilancio egoriferito ma simbolico. Purtroppo non voglio e non posso dimenticare chi ogni giorno soffre nel cuore, nella mente o nel fisico, tutti i bambini che sono stati uccisi in questo 2025 tutte le madri che soffrono, i padri che si sentono impotenti (se non sono già morti) gli stronxi che provocano tutto questo ogni giorno. E’ assurdo auspicare una felicità personale quando il mondo vede e si rende testimone di tutto questo.
Provo però a fare la mia strada, nel rispetto del mio viaggio su questa terra in questa vita, nel totale rispetto del momento di dolore che il mondo attraversa. In poche parole, c’è poco da festeggiare….
Ma auguro il meglio alle anime buone e di luce.

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