Mi sveglio di soprassalto cercando qualcosa per coprirmi, una sensazione di freddo mi attraversa. Apro gli occhi e sento che non sto poggiando su una superficie morbida, per niente. Tocco ciò che mi circonda e sento umido, un odore acre di terra bagnata.
Sono distesa a pancia in giù in quello che apparentemente sembra un sottobosco. Rimango immobile, apro soltanto gli occhi e lascio roteare le pupille come radar annusando l’aria, acuendo il mio udito. Il canto degli uccelli è assordante ora che ci faccio caso. Sembra io sia caduta in una gigante voliera. Impercettibilmente ricomincio a muovere i muscoli fino a che non riesco a sedermi in posizione eretta scuotendomi la terra dal viso.
Non ho dolore da nessuna parte, non sono caduta, non sembra io sia caduta. Indosso dei vestiti che non ho mai avuto. Mi guardo, sono fasciata in un abito di velluto verde con nastri di raso turchesi, lo sento stretto in vita ma appena sposto le gambe noto una lunga gonna ampia disposta attorno a me creare un mare di velluto nel quale mi sento immersa. Muovo le gambe. Muovo e ruoto la testa cercando di ricordare o capire.
Non so quanto tempo sia passato dall’ultimo tempo in cui ricordo qualcosa di me. Non so esattamente cosa ricordo di me. Distendo il collo e alzo la testa verso il cielo. Lo sfondo turchese contrasta le fronde altissime degli alberi che si ergono accanto a me, come una cattedrale verde ne osservo altezze e sfumature. Respiro. Ogni volta che vedo gli alberi la sensazione è quella di porre l’attenzione al mio respiro.
Provo ad alzarmi lentamente, dovrei essere terrorizzata ma mi sento calma e in pace. E’ sicuramente un mondo che ho già attraversato perché la sensazione è quella di sentirsi a casa. Appena riesco a rimettermi in piedi gli uccelli dal canto assordante che svolazzavano sopra di me si uniscono in un unico volo indirizzandomi verso un sentiero un po’ nascosto che si apre fra le fronde fitte degli alberi. Abbasso la testa e mi dirigo su quel viottolo umidiccio attraversato da ciuffi di erbe verdi di diverse altezze. Segno la terra con le mie impronte, lentamente. Gli uccelli innalzano il volo quasi a perdersi nel blu dietro le fronde dei fitti alberi. Io sento di dover camminare ancora. Dietro di me la vegetazione si richiude ma non provo paura. Cammino come se fosse l’unica cosa possibile per un bel pò, sento lo scorrere dell’acqua e cerco di capirne la provenienza. Il terreno si fa sempre più umido, a tratti son costretta a camminare sull’erba per non affossare nel fango. Osservo i miei piedi e mantengo il controllo dello spazio per non scivolare, mi abbasso sotto delle fronde e dietro a quel sipario vegetale si apre una scena inaspettata.:
Una cascata accarezza una parete dritta e rocciosa perdendosi in una spaccatura del terreno, come un fiume che da emerso torna sommerso, l’acqua sparisce in una fessura ampia del terreno e la parete acquosa fa da sfondo a un meraviglioso spazio circolare circondato da alberi altissimi sommerso di orchidee colorate e centinaia di farfalle. Al centro dello spiazzo la natura ha creato un altare apparentemente naturale, in mezzo un fiore si erge, dai petali delicati e vellutati.
Entro nello spazio circolare. L’istinto è quello di sedermi di fronte a quel fiore e lasciarmi sommergere dal suono della cascata e delle mie emozioni che cadono dentro di me in una fessura aperta del mio cuore. Profonda.
Mi sento attraversata da un’energia che riconosco ma non ricordo, come lo spazio che sto vivendo.
E’ tutto nuovo e sconosciuto alla vista, ma così familiare come spazio emotivo. Come se dovessi riconoscere delle parti di me tenute nascoste dietro alte fronde e rumori sovrastanti.
Mi scendono le lacrime che cadono esattamente sui petali del delicato fiore che oscilla un pò e poi torna in posizione. Mentre le lacrime scendono provo la sensazione di essermi liberata di qualcosa, osservo il fiore sul quale son cadute le mie lacrime, il liquido salato del mio pianto è diventato oro e penetra nel terreno e nella fessura aperta nel terreno della cascata.
Metto le mani giunte sul cuore, il mio pianto diventa fertile, il mio coraggio di affrontare le spaccature del mio cuore nutre me e ciò che ho accanto, il dolore che diventa nutrimento.
Sento gioia nel cuore. Apro gli occhi e davanti a me una figura avvolta da una luce abbagliante.
“Benvenuta/o, ti aspettavo. Aspettavo tu aprissi il tuo cuore e portassi la tua anima ad esplorare parti sconosciute di te”
“Ma… chi sei?”
“Chi serve io sia”
“Cosa ci faccio qui?”
“Sei tornata.”
“Ma io voglio stare dove ero sino ad ora, ho una vita, una casa, ho….”
“Tranquilla, nella dimensione spazio temporale tutto accade contemporaneamente, sei qui e sei lì, dipende dalla parte di te che ascolti.”
“Ah… bene, quindi cosa devo fare?”
“Sei venuta tu qua, lo sai tu cosa devi fare, io devo spiegarti soltanto le regole di questo luogo. Potrai venire ogni volta che vorrai.
Dovrai lasciare le parole sbagliate al canto degli uccelli, lascia siano loro a liberare le espressioni che hai impigliate in gola attraverso un armonioso canto o i loro cinguettii lamentosi.
Dovrai liberare il corpo lasciando le tensioni impigliate fra i rami degli alberi, sfogare la rabbia sotto lo scroscio rumoroso della cascata. Dovrai arrivare qua pronta per accogliere ciò che arriva e portare questo nutrimento nella tua vita, sempre.”
“A parole sembra bello e semplice”
“Hai il dovere di essere sincera con te stessa, in ogni momento, ad ogni costo”
“Sempre… ma come farò a tornare alla vita normale dopo essere stata qui, a cosa serve tutto questo?”
“Serve a portare la vera te nel mondo reale, a non farla esistere soltanto nel tuo mondo interiore e immaginario ma a presentarla finalmente al mondo.
Attraverserai territori importanti e a tratti abbastanza complessi. Attraverso la scelta, ho detto la scelta non l’attesa della scelta, di affermare i tuoi diritti emotivi ed energetici nel mondo reale.”
gli uccelli tornano con il loro starnazzare fastidioso, la figura piena di luce sorride “smetti di dare spazio ai pensieri sabotanti” lo guardo con gli occhi curiosi e persi ma non posso fare a meno di sorridere.
“Devi portare dentro di te e poi fuori di te la comprensione dei tuoi diritti energetici.”
“I diritti energetici?” affermo trovando bellissima questa definizione, “e quali sono?”
la figura luminosa fa un passo indietro e adombra la sua luce fra le fronde degli alberi, dietro di lui scorgo una porta immersa nella vegetazione, sembra la porta delle fate che disegnavo da bambina, sembra l’invito ad entrare in un luogo magico, i miei occhi scintillano di emozione, nessuna paura, sento lo spazio protetto e la bellezza dell’energia di cui è investito.
Mi avvicino, la porticina riverbera, la tocco delicatamente e aprendola decido più o meno inconsciamente di iniziare il viaggio dentro di me.
“Entra, so già che non hai paura, sei a casa, la casa del tuo inconscio. Fai qualche passo in questo spazio ringraziando te stessa per il coraggio, nel tuo viaggio non sarai sola, adesso vai, io ti starò accanto.
Ricorda che è la notte di luna crescente, con la luna nuova la tua Lilith si manifesta dentro di te e nell’universo. È stato un novilunio in Vergine, ti chiede di pulire il tuo spazio vitale, depurarti dalla vita degli ultimi mesi solari, iniziare a procedere verso il periodo buio dell’anno portando con te ciò che raccoglierai e che potrà servirti nei momenti bui.
È tempo di raccogliere e onorare.
È tempo di ascoltare le nuove intenzioni avviandosi dentro l’energia autunnale che ci viene incontro.
Purificare il proprio spazio, soprattutto quello mentale e ridare ordine alle priorità.
Entro abbassando la testa, uno spazio accogliente e in penombra si apre davanti a me.
Mi avvicino al piccolo tavolo illuminato da una lampada dalla luce rosata, sul tavolo c’è una pietra che prendo e osservo stringendola al petto.
Voltata c’è una carta, la prendo, mi siedo sulla accogliente poltrona e la guardo.
L’energia di questa carta è quella che porto con me, una alleata necessaria ad affrontare questa lunazione e questo momento di fine estate.
Ripartire con la consapevolezza che non siamo immutabili e lasciare andare per accogliere è il movimento perpetuo necessario ad accogliere la vita e far sì che questa si manifesti a noi.
Respiro sentendo una sensazione di calore attorno al cuore, nessun dubbio e nessuna paura.
Accolgo ciò che arriva e tengo ciò che sento adatto al mio cammino.
Alzo gli occhi e sul tavolino basso davanti alla poltrona vedo un quaderno vergato con una scrittura corsiva, mi avvicino per mettere a fuoco, leggo:
I sette diritti energetici
Il diritto di esistere e avere
Il diritto di percepire e provare piacere
Il diritto di agire ed essere un individuo
Il diritto di amare ed essere amati
Il diritto di dire e ascoltare la verità
Il diritto di vedere
Il diritto di conoscere e imparare.
Alzo gli occhi e guardo di fronte a me, lo sguardo perso nei pensieri.
Mi chiedo (e ti chiedo) se sento in equilibrio e appagati questi diritti nella mia (tua) vita.
Se mi freno o metto in atto sistemi di sabotaggio che mi impediscono di vivere a pieno i miei diritti energetici.
Adesso tocca a te:
Osserva la tua vita da questo spazio intimo, che ti appartiene, dove puoi osservarti da fuori a dentro. Elenca i diritti che senti tuoi, quelli che senti di vivere in equilibrio e chiedi alle creature del
Bosco di aiutarti a realizzare il tuo disegno energetico completo.
Esci dallo spazio che ti accoglie con questa intenzione.
Affermare tutti i tuoi diritti energetici, programmare l’ingresso nella stagione che ci attende con parole nuove da usare verso te stessa e un nuovo elenco di priorità che ti permettano di vivere a pieno la tua vita fedele solo a te stesso/a.
Cosa incontri fuori dal tuo spazio?
Chi incontri?
Cosa ti porta e cosa doni tu a questo luogo?
Racconta. Sperimenta. Lasciati guidare.
Lascia qualcosa di tuo ai piedi della cascata, raccogli qualcosa che sai di dover portare con te in questo cammino autunnale.
Ti aspetto nel cerchio, con fiducia e amore. Sempre.
Elena & Margot
